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Cagnano Amiterno


- Abitanti: 1.509
- Altitudine: 851 metri s.l.m.
- nella Comunità Montana Amiternina
- nel Parco Nazionale Gran Sasso-Monti della Laga

Il Comune di Cagnano Amiterno è costituito dall’aggregazione di dodici frazioni: San Giovanni, San Pelino, Fossatillo Torre, Sala, Collicello, Civitella, Corruccioni, Colle, San Cosimo, Giugni, Termine e Cascina. Il termine Cagnano deriva dal nome personale latino Camnius e in seguito acquisisce la specifica di Amiterno per l’importanza e la vicinanza della città sabino–romana di Amiternum. La prima menzione di Cagnano risale al IX secolo, quando compare tra i possedimenti del monastero di Farfa nell’agro amiternino. Soltanto nella metà del XII secolo Cagnano Amiterno viene nuovamente nominata con il termine Cannavum quando viene annessa, insieme ad altre zone, al regno normanno.
I luoghi da visitare sono molteplici.
L’area di maggior interesse naturalistico è indubbiamente rappresentata dal piano di Cascina. Si tratta di un piano carsico, localizzato a 1.050 metri di altitudine. Molte delle piante presenti sono di interesse farmacologico, le cui virtù medicamentose erano ben conosciute ai vecchi “strolaghi”, erboristi in odore di magia a cui spesso si affidavano gli uomini della montagna. Sui rilievi che circondano il piano di Cascina, si localizza la stazione più importante di betulla (Betulla pendula) abruzzese e forse dell’Appennino centro – meridionale per l’elevato numero di individui presenti. Si tratta di un albero molto bello, facile da individuare per la corteccia bianca, la cui presenza è legata ai periodi glaciali. La presenza di un nucleo consistente di betulle sul piano di Cascina riporta alla mente i paesaggi nordici, specialmente d’inverno quando il piano è innevato.

Sempre nel piano, si possono ammirare Casale Dragonetti che ingloba una torre in origine con funzione difensiva e trasformata successivamente in piccionaia, i ruderi del castello di Cascina tra Palarzano e Cascina e i resti della casetta dove venne catturato il brigante Zeppetella.
Una leggenda narra che tra San Pelino e Marana, nel gruppo di casette dove un tempo aveva sede l’Osteria del Sambuco, unico ristoro sulla via per Amatrice, avesse sostato Guerrino il Meschino, un cavaliere di Carlo Magno, durante il suo lungo peregrinare alla ricerca del padre.
Nell’antica parrocchiale del XVI secolo di San Cosma e Damiano, in frazione di San Cosimo, sono collocate ai lati dell’altare principale le due splendide statue lignee quattrocentesche degli omonimi santi.
Il nucleo abitativo più esteso e importante è quello di Termine di cui rimangono tracce del tessuto urbanistico medievale, tra cui le case – torri. Lungo la strada che porta da Torre alla frazione di Termine si intravedono i resti della chiesa della Madonna del Covone, già chiesa di San Biagio ricoperta dagli arbusti. Sul portale principale sono ancora visibili l’iscrizione del 1589 e il monogramma di San Bernardino; al suo interno si può ammirare quello che resta degli affreschi del XVI secolo.

Nella frazione Corruccioni si innalza un altro splendido esemplare di quercus pubescens, dal diametro di 7 metri e cavo all’interno, chiamato la Quercia di zi’ Cò. Si tratta di una gigantesca roverella, uno degli alberi più maestosi della Regione. La grande quercia prende il nome dal suo vecchio proprietario ed è stata censita nel volume "Abruzzo: 60 alberi da salvare". Il tempo ha scolpito i suoi segni nel tronco del grande patriarca vegetale, rendendolo in parte cavo e albergo di insetti e uccelli notturni.






  ultima modifica giovedì, 11 ottobre 2007