- Abitanti: 730
- Altitudine: 916 m s.l.m.
- nella Comunità Montana Amiternina
- nel Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga
Disteso alle pendici dei Monti della Laga, Capitignano è un incrocio di strette viuzze, scale, archi e corti nascoste che si mostrano all'improvviso a chi passeggia per i suoi vicoli interni. Caratteristica della zona è la pietra di tufo con cui sono costruite le case antiche e con cui sono restaurate ancora oggi. Della colonia romana si conservano alcuni scavi archeologici poco fuori il paese e reperti sparsi sui muri delle abitazioni. Dal periodo longobardo è stato tramandato l’uso di costruire le abitazioni con un ballatoio di legno coperto con un tetto a capanna.
Tra i monumenti merita attenzione la chiesa di San Flaviano (sec. XVI), a tre navate divise da pilastri, con cupola ottagonale e organo rinascimentale. Da visitare anche la chiesa della Madonna di Loreto, la chiesa di San Pietro presso Paterno (sec. XVIII su impianto del sec. XII), palazzo Ricci a Mopolino (sec. XVI), grande edificio in stile neoclassico restaurato dagli architetti Giovanni e Raffaele Stern, per conto di Pio VI che ne fece una sua residenza estiva. Adiacente al palazzo si trova la cappella gentilizia intitolata a S. Domenico, di pregevole fattura, restaurata dall’architetto Valadier; al suo interno è decorata con lastre di marmo sulle quali si può leggere l’indulgenza plenaria concessa da Pio VI ai visitatori.
Offrono scenari naturali di grande emozione la strada per il valico delle Capannelle e la salita al Monte Civitella (1603 m).
Nel momento in cui ci si siede a tavola, Capitignano sa offrire il meglio delle tradizioni: ottimi affettati, tartufo nero, zuppe di farro, purea di fave e ceci, carni cucinate allo spiedo o alla griglia, cacciagione. Alimento tipico è la "pastinaca" di Capitignano, un ortaggio di cui si consuma la radice cotta molto simile alla carota, ma di colore avorio. Coltivata negli orti per uso domestico, essa è presente spontaneamente nei luoghi erbosi, prativi e incolti.
Raccolta durante l'inverno ha un sapore dolciastro, che migliora con l'esposizione alle gelate notturne. Mediamente diuretica, aiuta il funzionamento del sistema milza-pancreas-stomaco e la purificazione del fegato. L’antica varietà si è conservata a Capitignano perché tradizionalmente considerata una delle sette pietanze fondamentali del cenone della vigilia di Natale.