- Abitanti: 1.020
- Altitudine: 597–2.209 metri s.l.m.
- nella Comunità Montana Amiternina
- nel Parco Regionale Sirente-Velino
Il borgo di Ocre sovrasta la Media Valle dell’Aterno, prende il nome dal vicino monte ed esprime nel nome stesso l’idea di arroccamento. A lungo è stato feudo dei Conti dei Marsi e dei Conti del Sangro.
Questo piccolo paese si compone di diverse frazioni, ciascuna delle quali rende adeguatamente l’idea di borgo fortificato, per alcune peculiarità strutturali. Il senso di arroccamento è dato senza dubbio dalla posizione strategica del convento francescano di Sant’Angelo d’Ocre, di origine duecentesca con chiostro affrescato nel 1660. Esso rappresenta uno dei più suggestivi complessi architettonici d’Abruzzo, che sembra realmente nascere dalla roccia scoscesa da cui sovrasta maestoso l’intera valle.
Altra presenza architettonica religiosa di rilevante importanza è il Monastero cistercense di S.Spirito, fondato nel 1222; all'interno della chiesa, affreschi del tardo Duecento e del Cinquecento; nella sacrestia, dipinti murali (seconda metà del XIV secolo), con storie del Beato Placido. Si tratta del terzo monastero cistercense in Abruzzo per ordine di fondazione dopo Santa Maria di Casanova e Santa Maria d'Arabona: nel 1222 fu concesso all’eremita Placido de Vena un terreno per costruire una Chiesa e una cella monastica. Nel giro di pochi anni, Placido ricevette il permesso dal vescovo amiternino Tomaso per costruire un monastero di cui fu abate.
Nel 1632 Santo Spirito d’Ocre entrò nella provincia romana della congregazione di San Bernardo in Italia, ma dopo circa vent'anni iniziò un periodo di declino che lo ridurrà progressivamente allo stato di rudere. L’impianto conventuale attuale fu ristrutturato con un programma di restauri iniziato nel 1971.
Si congiunge poi all’idea di arroccamento, questa volta esplicitamente difensivo, il Castello di Ocre, un complesso che svolse nel corso del Medioevo un ruolo decisivo nella generale strategia difensiva della città dell’Aquila. Oggi i suoi ruderi si ergono sul ciglio della grande dolina del Monte Circolo, che si apre a anfiteatro sopra l’abitato di Fossa.
Fondato intorno al XII secolo, fu distrutto una prima volta dagli aquilani nel 1280, ricostruito e nuovamente espugnato da Fortebraccio da Montone nel 1424. Dopo alterne vicende il borgo si avviò, intorno al XVI secolo, verso un lento declino.
La cinta muraria, conservata pressoché per intero, presenta una pianta approssimativamente triangolare realizzata in pietra calcarea e interrotta da varie torri quadrate.
Sul fianco ovest è posto l’unico accesso, attraverso una porta ogivale del XIII secolo.
Il lato nord-est si affaccia su di uno strapiombo al di sotto del quale si trova l’abitato di Fossa. La tradizione vuole che dalla cresta su cui si affaccia ora il castello venisse scaraventato nel 210 San Massimo levita di Aveia, perseguitato da Decio, poi divenuto patrono dell’Aquila.
All’interno della cinta fortificata (non sempre visitabile) sono ben riconoscibili le antiche abitazioni, anche se in totale rovina; esse costituivano un vero e proprio nucleo urbano che comprendeva anche una chiesa.
Nella frazione di S. Panfilo spettacolare è il “borgo murato”, un complesso fortificato costruito nel XIV secolo, sui resti di una preesistente struttura difensiva, distrutta nel 1280.
Frazioni: San Panfilo, San Felice, San Martino, Valle e Cavalletto.