Home PageTerritorio&CulturaI 44 ComuniPoggio Picenze

Poggio Picenze


- Abitanti: 1.008
- Altitudine: 760 metri s.l.m.
- nella Comunità Montana Campo Imperatore-Piana di Navelli

Sul colle detto Collardoso, lungo l’itinerario del Regio Tratturo, si incontrano maestose cave di pietra calcarea bianca, rinomata per la sua composizione chimica e per il colore candido, pietra che unisce a una buona resistenza meccanica una facilità e docilità di lavorazione e la caratteristica di indurire ricoprendosi di una patina dorata con il passare del tempo. E’ la materia prima usata nella costruzione della città di L’Aquila e delle sue maggiori emergenze architettoniche. L’attività di estrazione e lavorazione di questa Pietra Bianca ha rappresentato per diversi secoli l'elemento distintivo del paese di Poggio Picenze il cui nome deriva dal fatto che l'antico castello fu costruito su un fianco del Monte Picenze, su un poggio appunto, a 756 metri di quota. Tale nome deriverebbe dai Piceni che stabilirono diversi insediamenti nella zona intorno al III secolo a. C.

I primi abitanti di Podio de Picentia vi giunsero con molta probabilità da Forcona nel secolo VII per sfuggire all’attacco dei Longobardi. La data di edificazione del castello si fa risalire comunque intorno all'anno Mille, trovandosi citazioni di esso già in un documento del 1173. Nel corso dei secoli il borgo ha fatto parte del gastaldato di Forcona e nel 1254 è stato tra i paesi fondatori dell’Aquila, con tracce nel quartiere di Santa Maria Paganica.

Dopo essere passato di proprietario in proprietario, nel 1762 un terribile terremoto rase al suolo l’intero paese, riedificato in seguito in due nuclei urbani distinti, separati dall’attuale strada statale. Dell’antico borgo rimangono solo resti delle mura di cinta e di una torre di guardia, un’interessante casa medioevale con facciata in pietra, portale gotico e una bella bifora riccamente scolpita, che richiama nelle forme le botteghe quattrocentesche aquilane, le cosidette Cancelle.

A un osservatore attento certo non sfugge il fatto, inconsueto, che gli edifici religiosi si trovano tutti al di fuori del nucleo urbano. Così è infatti per la parrocchiale di S. Felice Martire, la cui facciata tardo cinquecentesca nasconde un interno barocco ricco di sorprese tra cui un fonte battesimale rinascimentale con il fusto ornato di delfini, numerose statue in legno policromo scolpite a mano e alcune tele tra cui una Pietà e il Calvario. All’interno della chiesa è stata rinvenuta una scultura cinquecentesca rappresentante una Madonna con Bambino in terracotta policroma, attualmente conservata nel Museo Nazionale d’Abruzzo, originariamente ubicata sul secondo altare di destra in un’edicola circondata dai misteri dei rosario scolpiti (ora trafugati). Pregevoli sono inoltre la cinquecentesca croce professionale e il reliquiario ligneo di San Felice intarsiato e dipinto.

Tra i luoghi di culto anche la piccola Chiesa della Visitazione, testimone muta delle preghiere dei contadini che da sempre si fermano qui ad assistere alla Santa Messa prima di recarsi al duro lavoro dei campi.






  ultima modifica giovedì, 11 ottobre 2007