- Abitanti: 1.534
- Altitudine: 1.433 metri s.l.m.
- nella Comunità Montana Sirentina
- nel Parco Regionale Sirente-etVelino
Rocca di Cambio è il Comune più alto dell’Appennino.
Dall’antichità, la sua posizione ha avuto una funzione difensiva e di sorveglianza sull’Altopiano delle Rocche.
L'ipotesi più attendibile sull'origine del nome è quella di un itinerario tracciato dall’Imperatore Antonino Pio, che indicava con il nome di Oppidum Frustena una località situata a metà strada tra Amiternum (S.Vittorino) e Alba Fucens. Tale area corrisponderebbe al luogo dove ora sorge l’Abbazia di S. Lucia.
Dal paese, posto alle pendici del Monte Cagno, sarebbe derivato il nome Rocca de Cagno che si sarebbe mutato in Rocca di Cambio. In un’altra ipotesi, il nome Cambio indicherebbe lo “scambio”, effettuato da un signorotto della Valle Subequana tra la Rocca dell’Altipiano e il Castello di Secinaro.
Altri ancora fanno risalire il mutamento da Cagno in Cambio poiché nelle vicinanze era presente una stazione per il cambio dei cavalli.
Il borgo di Rocca di Cambio, sorse in prossimità di una torre difensiva per le minacce di invasioni barbariche. Intorno all’anno 1000 il paese era indicato come Rocca Ottonesca, fatta costruire da Ottone II di Baviera come soggiorno estivo. A metà 1200 venne costruito il castello, poi inglobato in parte nella Chiesa di S. Pietro, costruita tra XIV e XVII secolo.
Nel 1254 contribuì alla fondazione della città dell’Aquila, ottenendo i diritti e i doveri che avevano i castelli circostanti e nel 1294 su domanda di Papa Celestino V fu inserito nel contado aquilano. Fu teatro di innumerevoli scontri e dominazioni dagli spagnoli fino ad arrivare ai Borboni che ebbero fine dopo i moti risorgimentali.
Rocca di Cambio è oggi famosa per le sue piste da sci.
Da visitare l’Abbazia di Santa Lucia in stile romanico risalente al XII sec. con affreschi del 1300, la chiesa dell’Annunziata, la collegiata di San Pietro e la fontana del Rognone.
Per gli amanti delle passeggiate in montagna, su Monte Rotondo a circa 1900 metri, da vedere è la statua della Madonna della Neve, in onore ed in ricordo di Papa Giovanni Paolo II che spesso scelse questi luoghi per soste di riposo. Una specialità gastronomica della zona è l'arrosto di pecora alla brace. Per la brace viene utilizzato legno di cerro, pianta tipica della zona e di qui il termine Cerìjje.
Una festa nota è la Festa del Carnevale Morto che risale alla metà del '500, riprende la tradizione dei Saturnali latini in cui il Signore del Carnevale e subisce un processo pubblico per licenziosità e la sentenza è di colpevolezza. Un fantoccio viene bruciato nella piazza e il funerale costituisce il momento più suggestivo della festa. E’ un territorio che merita di essere conosciuto per gli usi, le tradizioni, il genuino sapore della cucina, la storia della gente e le sue meraviglie naturalistiche.